Tutorial 04 – Anatomia di una macchina fotografica
Una citazione è d’obbligo prima di iniziare…..
“La prossima volta che prendete in mano una fotocamera, non consideratela un inflessibile ed automatico robot, ma uno strumento
versatile che dovete conoscere e comprendere per usarlo nel migliore dei modi.” (Ansel Adams)
Detto questo, non spaventiamoci difronte al nostro mezzo ma cerchiamo di comprenderne al meglio le propre possibilità per
scoprirne, contestualmente, i propri limiti.
L’approccio migliore è quello della comprensione paziente, fatta di prove, di errori e……di notti insonni sul manuale di
istruzioni.
Non scoraggiamoci davanti ai termini che non comprendiamo ma chiediamo consiglio agli amici o documentiamoci per non lasciare
nulla al caso.
Cos’è una REFLEX? E qual’è la differenza con una “Compatta”?
MACCHINA REFLEX
La reflex è una macchina fotografica (analogica o digitale) in grado di riproporre nel mirino la stessa scena inquadrata dal
nostro obiettivo, tramite un sistema ottico chiamato formato da uno specchio e da un PENTAPRISMA. Difatti l’immagine inquadrata
dall’obiettivo, viene riflessa (e qui il nome di REFLEX) attraverso le facce di un prisma ottico fino ad arrivare al nostro mirino
perfettamente raddrizzata.
La macchina REFLEX è anche chiamata TTL (TTL through the lens = attraverso l’obiettivo); questo sistema in inglese è indicato con
un’altra sigla SLR, (SLR single lens reflex = reflex a singolo obiettivo, per distinguerla dalle reflex a doppio obiettivo (tipo
Rolleiflex).

A causa di questo passaggio ottico forzato, e per motivi di carattere tecnico, la quantità di immagine inquadrata nel mirino
(tranne alcuni in casi per macchine di pregio in cui la copertura arriva anche al 100%) è solo parziale, ma arriva comunque a
coprire circa il 95-98% dell’immagine che ritroveremo impressa sulla pellicola o sul sensore. Vi sarà spesso capitato di
ritovare, ai margini dell’immagine scattata, oggetti che non abbiamo rilevato nell’inquadratura attraverso il mirino, proprio a
causa di tale differenza.
La nostra immagine ( o meglio la luce) prima dello scatto seguirà il percorso indicato attraversando un vetro smerigliato (posto a
monte del pentaprisma). Tale vetro smerigliato (intercambiabile su molte reflex di fascia professionale), è indispensabile per il
sistema di messa a fuoco, di cui è parte integrante.
Una volta premuto il pulsante di scatto, lo specchio viene sollevato da una molla, e quindi la luce non viene più riflessa ma
arriva dritta al sensore (o alla pellicola), attraverso l’otturatore, ottenendo finalmente l’impressione dell’immagine.
Nel momento dello scatto, potrete notare che il mirino diventa scuro per tutta la durata del tempo impostato, proprio a causa
dell’esclusione dello specchio che non è più in grado di riflettere la luce.
Una volta terminata l’operazione, lo specchio tornerà nella sua posizione originaria, ed il mirino tornerà in piena attività.
Nelle fotocamere reflex gli obiettivi sono di tipo intercambiabile innestati tramite baionetta al corpo macchina.
(ci sarà spazio in un altro tutorial per ulteriori dettagli)
MACCHINA COMPATTA
La compatta analogica o digitale, è invece una macchina più semplice in quanto manca tutto il sistema di riflessione di immagine
(specchio e pentaprisma) la luce, al momento dello scatto arriva direttamente alla parte sensibile.
In queste macchine il mirino è solitamente di tipo galileiano, ottico , o digitale.
Tranne che per il mirino digitale, il sistema ottico o galileiano, hanno lo svantaggio di fornire un immagine che non sarà
esattamente quella registrata a causa di un “ERRORE DI PARALLASSE” dovuto alla diversa posizione del mirino e dell’obiettivo, i
quali non sono sono in asse tra di loro.
Tale errore sarà tanto maggiore quanto minore è la distanza tra il soggetto fotografato e la nostra macchina.
Oltre alla differenza tra REFLEX e COMPATTA, è importante spendere due parole a proposito dei formati di scatto.
Il formato a maggior diffusione è attualmente il formato LEICA o 35mm in cui l’area dell’immagine si estende su una superficie di
24x36mm.
Esistono altri formati di dimensioni più generose, ma si tratta di applicazioni riservate al settore professionale, dove è
richiesta una qualità decisamente differente per offrire stampe di notevoli dimensioni senza perdita di dettaglio.
Il formato 24×36 è comunemente chamato “PIENO FORMATO” o “FULL FRAME” ed è di solito il formato del sensore che equipaggia
macchine di alta gamma (tipo CANON EOS 5D, NIKON D700, etc. etc…), mentre le macchine APSc, che vanno per la maggiore, hanno un
sensore di dimensioni leggermente più piccolo. Anche questo discorso andrà approfondito in un altro tutorial in fase di
preparazione.
Al momento mi sembra di aver esposto, per sommi capi, quali sono i principi di funzionamento delle macchine più comuni, mentre per
i dettagli, come già detto, armatevi di pazienza e leggete con attenzione i libretti di istruzione.
Per qualsiasi informazione aggiuntiva sono sempre a vostra disposizione.
(copyright – Massimo Losacco – www.massimolosacco.com)